(D’un tratto)

Ricordate il film Smoke? Di Wayne Wang e Paul Auster. 

Auggie, proprietario di un  negozio di tabacchi, ogni mattina, alla stessa ora, con la neve, la pioggia o il sole, posiziona sul cavalletto fuori dal locale la propria macchina fotografica e scatta una foto. Ogni giorno. Per anni, collezionando così migliaia di fotografie dello stesso angolo di strada. 

Ogni foto è diversa dalle altre, ciascuna è un universo a se nonostante tutte siano scattate alla stessa ora e dallo stesso punto di ripresa.

…Il posto è lo stesso, ma ogni foto è diversa dall’altra. Ci sono le mattine col sole e quelle con le nuvole, c’è la luce estiva e quella autunnale. Ci sono i giorni feriali e quelli festivi. C’è la gente con cappotto e stivali e la gente in calzoncini e maglietta. Qualche volta la gente è la stessa, qualche volta è diversa. E talvolta la gente diversa diventa la stessa, mentre quella di prima scompare. La terra gira intorno al sole e ogni giorno la luce del sole colpisce la terra con un’inclinazione diversa….”

L’atto stesso del fotografare ha reso il momento ‘speciale’

Ogni gesto che facciamo, ogni passo che segniamo, passano senza lasciare alcun segno. Tuttavia è proprio l’insieme e la sequenza di questi gesti che fanno la nostra storia. Per esempio se stiamo andando a prendere un treno, quello che conta per noi è in genere uscire di casa e salire sul treno. Tutto ciò che sta in mezzo è come se non ci fosse: funzionale solo allo scopo. Senza importanza. Ma per andare da casa alla stazione noi abbiamo ‘prodotto’ mille gesti. 

In realtà ogni nostro gesto può avere una vita a se, diventare un atto teatrale, raccontate una storia. 

Questo è quello che si potrebbe afferrare fermandosi ad osservare per esempio, la gente che passa. Fermi, per un tempo indefinito, all’angolo di una strada dove quello che si compie è colto solo in parte. 

Quello che ho fatto io è stato rendere teatrale il gesto. Inquadrarlo come a teatro, farlo diventare importante. Usando la luce.

Per mezz’ora circa, in un punto preciso di una strada in ombra, il sole, prima di tramontare, si insinua in uno spazio ristretto e illumina come un faro ‘spot’ un tratto brevissimo di quella strada. 

Un tripudio di colori, visi, braccia, gambe, gesti enfatici. Gesti che, senza quell’illuminazione ‘mirata’, si diluirebbero nel fluire di quello scorrere. 

Lì come a teatro, si incrociano su piani diversi, vite diverse raccontando in maniera inaspettata, storie che durano un duecentocinquantesimo di secondo, il tempo dello scatto della tendina dell’otturatore fotografico.