“La cosa sorprendente del mare è il fatto che esso si adatti allo stato d’animo di ognuno di noi e che cambi con il cambiare delle stagioni: è amico, compagno, confidente, amante, figlio, padre…”

 

Un fiume.

Ecco cosa sono quando mi accompagno al mare, seguendo l’antico corso del Basento, che dalle vette dall’Appennino porta allo Ionio dei nostri progenitori greci.  Sono un  fiume che va verso la foce di umana assenza.

Non ho mai amato questa costa, l’ho sempre definita banale, un mare banale, un mare che non meritava la mia attenzione. Il mare è altro, mi dicevo. Sono i tramonti dorati, sono le scogliere a picco nel blu, sono i fondali trasparenti e gli abbracci di amanti incantati a fare un mare bello. No, non è questa spiaggia, ma è ciò che la permea proprio ora che non è abitata, se non dalle poche persone che passeggiano sotto questo timido sole.

E invece sono qui ora, ad innamorarmi fuori stagione.

Qui è l’assenza di quella presenza umana che pervade questi posti.  Saracinesche abbassate, hotel vuoti, lidi smontati, bar aperti d’inverno, dove tra un caffè e un amaro il proprietario ripara qualcosa o tinteggia un angolo sbiadito dalla salsedine.  Le risate provenienti da un appartamento, il motociclista che immobile guarda l’orizzonte.  Qui tutto è così fermo, statico in una eterna attesa.

Mi sono lasciato incantare dai particolari e a questo punto, senza pensare, ho scattato dei bianco e nero, colorati dai miei interrogativi senza risposta.

Chi tene ‘o Mare

 

 

 

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